Italiano… lingua incompresa

italiaL’italiano è una lingua meravigliosa. Facile da leggere e scrivere, precisa nella grammatica.

Infiniti termini, vocaboli, verbi… ciononostante è a rischio di estinzione. All’estero praticamente non la usa nessuno, sia per motivi commerciali, sia per motivi politici. Ed in Italia si storpia sempre di più ed i vocaboli conosciuti ed usati precipitano così, dai possibili 30 mila, a meno di 5 mila… e sarà sempre peggio.

Infatti sia in Tv che sui giornali si sente e si legge di tutto e di più: il peggio del peggio.

Al livello europeo, poi, ci ridono in faccia: guardate, quando comprate qualcosa di tecnologico, dove vi rifilano le istruzioni in italiano (sempre che ci siano). Mi sembra che la nostra lingua rappresenti meno del 2% del parlato europeo. Praticamente la usiamo solo noi, dentro i nostri confini ed anche male.

Però, per farci due risate, vi metto i miei preferiti:

Eramo in due e andevamo a fare le pinne lungomare.

lo stò fando – lo telefono – Ce lo dico… (e derivati)

• Non può venire perché stafandosi la doccia.

Lo schifo ammorte (tutto attaccato).

Ci prendiamo a capelli !? (Litigata fra donne…)

La cane (modo gentile per evitare « la cagna » femmina del cane quadrupede).

• Se mangiano poi merdano.

Personalmente ho coniato:

Grazie a 1000 !!! (Da usare per chiudere una conversazione telefonica)

Arrivederci allei !!? (Ovviamente tutto attaccato, per non farci mancare nulla)

Eppoi ditemi che la nostra lingua non si evolve ?

Solo fumo e nient’altro

ragazza che funa Ho fumato per quasi 16 anni.

Adesso sono più di due che ho smesso. A me piaceva fumare; dopo il caffè, dopo una bella tirata in moto, la sera prima di andare a letto. Però molte volte mi accorgevo che fumavo per abitudine oppure noia…

Già ero sulla buona strada: non si fumava in casa, né in macchina. Solo fuori, in giro o sul terrazzo. E quelle che mi concedevo dovevano essere proprio « volute » e mai « capitate ».

Così ho diminuito il consumo. Prima una quindicina al giorno, poi via-via sempre meno, fino a scendere a 5/7 al giorno. E’ comunque una cosa che ha preso il suo tempo ma ne è valsa la pena perchè mi ha permesso di fare « il grande salto »…

E come entri nel « tunnel » comprando il pacchetto, ne esci non comprandolo più.

Sicuramente se avessi saputo che questo vizio era innocuo, non avrei mai smesso. Ma così non è mai stato.

Poi diventando per due volte padre, si fanno scelte anche per loro. Loro che per crescere, emulano i « grandi » che vedono, all’inizio, come esempio.

Purtroppo non sempre lo siamo, perché col tempo ci contaminiamo e ci « sporchiamo ».

Però è uno sforzo che vale la pena di provare. Sempre. Non è mai troppo tardi.

O quantomeno, se fumate, fumate bene e con voglia. Io, dal canto mio, cercherò di non riiniziare mai…

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Fachiri si diventa

fachiro sui chiodi A Ventimiglia siamo i precursori di un nuovo tipo di spiagge che ho potuto sperimentare in questi giorni di festa.

Finite le partite a pallone sul bagnasciuga; finiti i palleggi o le rincorse caotiche sulle spiagge; finite le passeggiate romantiche per poi stendersi su comodi asciugamani…
Da oggi, abbiamo le spiagge a prova di fachiro, fatte di ottime pietraie, raccolte in zone dove non si sapeva neanche dove risiedesse il mare (frazione Porra) ed in seguito trasformate da ingegnose macchine tritatutto in pure pietre taglienti.

Qui ci vuole un premio per questa incredibile trovata ! Che so, una Laurea honoris causa a colui o coloro che hanno concepito questa lavorazione, sicuramente unica in Europa e forse nel mondo…

Qui da noi, non ci facciamo mancare proprio niente. Neppure l’evoluzione dei sassi…

Estate in | Spiagge out

ventimiglia spiaggia Ventimiglia, città di frontiera dell’estremo ponente ligure. E’ qui che abito.

La città per i residenti, di per sé non offre molto; però c’è un ottimo clima. Purtroppo c’è solo questo, perchè dove l’uomo è riuscito ad intervenire ed a mettere le mani, ha solo peggiorato le cose…

L’estate è alle porte, fra un pò inizierà la stagione turistica ma questo alla città importa poco. Ma anche noi, Residenti avremo i nostri disservizi e le nostre mancanze annuali.

Ecco allora che troveremo:

– spiagge ancora allo stato di cantiere, seppellite sotto macerie di pietraie (prese lungo il fiume Roya) che neanche i « muri a secco » vorrebbero come compagne di sventure;

– docce prive di qualsiasi pedane igieniche, che a forza di vedersi rialzare il pavimento, sono buone solo per i bambini dell’asilo nido;

– sporcizia ovunque, dovute a mareggiate mai ripulite condite da erbacce e farciture canine un pò qui, un pò là.

Ah… che soddisfazione andare al mare adesso che arriva l’estate.

Ma poco importa: un giro di ruspe e le nostre spiagge torneranno come nuove: belle, pronte e pulite. L’importante è non vedere e non sapere. Insomma, vivere ignoranti ma felici.

Eppure basterebbe, da parte della nostra amministrazione, solo un pò più di organizzazione e buon senso, anche solo copiando quello che fanno gli altri. Noi purtroppo lo facciamo… ma in peggio !

Per esempio: è davvero necessario prendere tutte quel pietrame lungo fiume, quando abbiamo tonnellate di sabbia poco dopo il bagnasciuga ? Ed è così difficile realizzare per le docce, una pedana in cemento, in modo da essere rialzati, mentre la si usa, anziché farsi un pediluvio nel liquame di chi l’ha usata precedentemente ? Per non parlare del proliferare di erbacce ovunque, tanto da vedere la nascita di veri e propri boschi nell’argine del fiume…  

Possibile che dobbiamo sempre accontentarci di una « lavata di faccia » della nostra città ? Siamo così allocchi da credere che una mano di vernice rinnovi le strutture architettoniche (vedi passeggiata a mare, GIL, ecc..) ?

Prima del Mercato del Venerdì, degli alcolici o delle sigarette, non dovrebbe esserci la cittadinanza, che a Ventimiglia abita e che per essa, paga le tasse ? Oppure dobbiamo emigrare anche per andare al mare ?

Meno male che ci sono rimaste Le Calandre… almeno finché non arriverà il porto.

Buon bagno.

Marineland & Liberazione

marineland In questi giorni siamo stati a Marineland ad Antibes.

La prima cosa che sorprende è l’enorme sforzo affinché tutto sia perfetto: dal parcheggio agli spettacoli, passando per i punti di ristoro, i bagni ed i giochi vari. Ci veniamo in media ogni due anni ed i questo lasso di tempo, tutto viene rivoluzionato e rifatto. Niente è lasciato al caso ed ogni dettaglio è stato attentamente pensato e ottimizzato.

E infatti la seconda cosa che sorprende sono i prezzi: 38 € gli adulti, 29 € i bambini (combinato con la FERME DU FAR WEST con un aumento di 3 € a testa)… decisamente alti. Ma la qualità si paga.

Però devo essere onesto: la sensazione è quella di essere degli agrumi da spremere fino all’ultima goccia, come p.e. quando si va a Venezia ma, in compenso, qui è avvenuto un vero « dare – avere ».

Nel senso che dai ma ricevi. Mentre a Venezia ti fanno ancora un caffè schifoso per la bellezza di 5 €. E’ purtroppo, un pò lo stesso discorso che si ripete per tutte le cose italiane: pagare subito … servizio forse.

Mentre all’estero, pur sfruttando al massimo quello che hanno, paghi come da noi ma poi, rimani contento. Vi sembra poco ?

Il 25 era la Liberazione.

Ma Liberazione da chi e da che cosa? Ci siamo forse liberati da qualcosa di peggio di come stiamo adesso? Ci siamo liberati dai tedeschi, dai francesi, dagl’inglesi? Mah…di questi tempi, c’è poco da festeggiare.

Siamo sicuri di esserci liberati ? All’epoca sicuramente; oggi non so.

Stefano Cassan

 Il paesaggio sfreccia veloce, la strada pure. Tutto sembra perfetto e magnifico.

In moto non ti sembra mai di essere veloce, di esagerare.
Quando te ne accorgi, quando hai questa sensazione è che qualcosa sta andando storto. Un imprevisto.
E allora hai pochi millesimi per pensare e decidere; i metri passano veloce e la tua decisione sarà una ed una soltanto. Sarà decisiva e non ne avrai altre.
Io lo so com’è. Io ci sono passato e stato. Ma quel giorno sono stato fortunato e basta. Con molto meno ci si poteva fare molto più male.
Purtroppo, ieri sera, a Stefano, non sono state date altre chances oppure queste le aveva finite… condannando così se stesso e le persone che gli volevano bene ad un dolore immenso ed eterno.
Penso non ci sia sofferenza più grande che seppellire i propri figli.

Non conoscevo bene Stefano ma i suoi genitori si. Ed il prezzo per questa grande passione, che è la moto, è sproporzionato ed assurdo. Una passione non vale una vita. Non la vale mai. Non la vale più.