Marineland & Liberazione

marineland In questi giorni siamo stati a Marineland ad Antibes.

La prima cosa che sorprende è l’enorme sforzo affinché tutto sia perfetto: dal parcheggio agli spettacoli, passando per i punti di ristoro, i bagni ed i giochi vari. Ci veniamo in media ogni due anni ed i questo lasso di tempo, tutto viene rivoluzionato e rifatto. Niente è lasciato al caso ed ogni dettaglio è stato attentamente pensato e ottimizzato.

E infatti la seconda cosa che sorprende sono i prezzi: 38 € gli adulti, 29 € i bambini (combinato con la FERME DU FAR WEST con un aumento di 3 € a testa)… decisamente alti. Ma la qualità si paga.

Però devo essere onesto: la sensazione è quella di essere degli agrumi da spremere fino all’ultima goccia, come p.e. quando si va a Venezia ma, in compenso, qui è avvenuto un vero « dare – avere ».

Nel senso che dai ma ricevi. Mentre a Venezia ti fanno ancora un caffè schifoso per la bellezza di 5 €. E’ purtroppo, un pò lo stesso discorso che si ripete per tutte le cose italiane: pagare subito … servizio forse.

Mentre all’estero, pur sfruttando al massimo quello che hanno, paghi come da noi ma poi, rimani contento. Vi sembra poco ?

Il 25 era la Liberazione.

Ma Liberazione da chi e da che cosa? Ci siamo forse liberati da qualcosa di peggio di come stiamo adesso? Ci siamo liberati dai tedeschi, dai francesi, dagl’inglesi? Mah…di questi tempi, c’è poco da festeggiare.

Siamo sicuri di esserci liberati ? All’epoca sicuramente; oggi non so.

Stefano Cassan

 Il paesaggio sfreccia veloce, la strada pure. Tutto sembra perfetto e magnifico.

In moto non ti sembra mai di essere veloce, di esagerare.
Quando te ne accorgi, quando hai questa sensazione è che qualcosa sta andando storto. Un imprevisto.
E allora hai pochi millesimi per pensare e decidere; i metri passano veloce e la tua decisione sarà una ed una soltanto. Sarà decisiva e non ne avrai altre.
Io lo so com’è. Io ci sono passato e stato. Ma quel giorno sono stato fortunato e basta. Con molto meno ci si poteva fare molto più male.
Purtroppo, ieri sera, a Stefano, non sono state date altre chances oppure queste le aveva finite… condannando così se stesso e le persone che gli volevano bene ad un dolore immenso ed eterno.
Penso non ci sia sofferenza più grande che seppellire i propri figli.

Non conoscevo bene Stefano ma i suoi genitori si. Ed il prezzo per questa grande passione, che è la moto, è sproporzionato ed assurdo. Una passione non vale una vita. Non la vale mai. Non la vale più.