Lago di Chiusi

Quando ero ragazzo, passavo un mese d’estate in questo piccolo paese in provincia di Siena. Per me era sinonimo di vacanze, spensieratezza e giochi.

La Toscana è però una regione dal forte campanilismo. Essere accettati in quanto “straniero” o, nei migliori dei casi, “oriundo” era già un avvenimento atipico. Nei paesini, poi, l’impresa era ancor più ardua.

Con il passare degli anni ho maturato la convinzione che, io lì, ero un pesce fuor d’acqua e che, passato questo periodo giovanile, non avrei più trovato alcun interesse per quei posti. Certo ero, che la mia presenza estiva era stata mite e quasi inosservata.

Ma come spetto mi accade, mi sono dovuto ricredere. Ricredere sui posti, ricredere sulle persone.

Ecco allora che ogni volta che ritorno in Toscana mi imbatto in queste bellezze naturali, immutate nel tempo. E mi sorprendo. E allo stesso tempo, ritrovo affetti che credevo smarriti per sempre. E mi rinfranco.

E ritrovo il mio lago, bello quanto mai, che all’alba di un nuovo giorno, rivela tutti i suoi più nascosti colori; e dico allora che Chiusi è così: riesce sempre a sorprendermi ed a darmi quello che mai mi sarei sognato. Neanche quando ero più giovane, neanche quando ero bambino.

Emozioni da gustarsi in buona compagnia, magari con un’ottima cena al lago: brustico e vino bianco.

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