Una voce fuori dal coro

 Mi hanno segnalato questa lettera aperta su FaceBook sul terremoto in Abruzzo,  nata sabato 11 aprile sul giornale Marsala.it (primo quotidiano marsalese indipendente di informazione on-line).

Si può essere d’accordo o meno. Vale comunque la pena di essere letta, per almeno riflettere e non fare sempre le pecore…

« MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO… »
di Giacomo di Girolamo

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo

Beatamente ignorante

Ieri sera

incontro al Circolo Pasolini fra Alzalatesta, Altroponente e curiosi…

Io, manco sto a dirlo, facevo parte di quest’ultimi. E non sono stato deluso: più di tre ore di notizie ed aggiornamenti sulla nostra città e soprattutto sui suoi abusi odierni e futuri.

Numerosi i partecipanti ma numerosi anche gli assenti.

La mia teoria su quest’ultimi è la seguente: in questa era di informazione omnipresente (Tv, radio, web, sms, cartelloni, ecc…) moltiplicato per un diffuso sentimento di impotenza verso i poteri forti, unito alla paura di perdere quegl’attimi di tranquillità apparente (prima della tempesta, ndr) molti si « rintanano » in casa, in panciolle sul divano, magari a guardarsi una partita di calcio…

Daltronde non posso biasimarli.

Certe volte, sapere, aumentando la propria sfera di conoscenza, può essere deleterio. Mentre vivere nell’ignoranza può essere una escapade. Comunque, questo approccio alla realtà, varia da persona a persona.

Chi non sono riuscito a portarmi ieri sera al Circolo, non verrà mai (se non per farmi piacere) mentre a chi piace essere in prima linea, lo sarà sempre, indipendentemente dallo stato sociale o dall’età.

Basti che questi incontri non servano solo a denunciare i soprusi quotidiani ma anche a creare una valida alternativa, che vada al di là del semplice disfattismo, del semplice « no » !

Una missione quasi disperata, a parer mio. Ma io sono solo un asino curioso !

E, da quei Signori di ieri sera, ho solo da imparare.

Niente per niente

Tempo di elezioni amministrative.

Tempo di promesse elettorali e soprattutto di scambi e favori per chi cavalca l’onda. Capire dove tira il vento è fondamentale per questi signori; ecco allora riproposti gli evergreen: dalle centrali atomiche, al testamento biologico, passando dal sostenere i ceti più deboli per fronteggiare la crisi economica mondiale…

Politica del riciclaggio, dove tutti si rimpastano e come nel maiale, dove non si butta nulla… all’insegna del banchetto del magna-magna quinquennale.

Purtroppo, nel paese de Bengodi e della cuccagna (a dire il vero « per pochi », ndr ) se sei una persona per bene, non solo non sai più per chi votare ma non sarai neanche lontanamente eleggibile: cosa potresti promettere ai tuoi sostenitori, in cambio del loro voto ?

Competenza, serietà, correttezza, imparzialità … tutte qualità che non giovano a nessuno, almeno non nell’immediato. O quantomeno, non valgono più un voto perchè tutti vogliamo qualcosa in cambio.

Ecco come l’Arte  di Governare le Società è scemata in favoritismi. E sinceramente, non so se basti una lista civica per risolvere il dilemma del « niente per niente ».

Non ci resta che diventerare qualcuno!

Curare per non guarire

Siamo alle solite.

Ogni volta che un crimine tocca la sensibilità popolare, il mondo politico si scatena in proposte più o meno risolutorie e fantasiose.

Pretendendo di risolvere con un decreto legge qua, una ronda là, oppure una castrazione lì, problemi in rapida crescita nel nostro paese.

Purtroppo in Italia, fare le leggi costa poco o quantomeno, chi le fa, è già stato pagato e strà-pagato; quindi rimane la soluzione più immediata, popolare ma soppratutto vantaggiosa e capitalizzante per le prossime elezioni, rispetto a molte altre.

Ecco facilmente spiegato perchè in Italia ci sono circa 200 mila leggi, la maggior parte raggirabili da un buon avvocato (nel senso che  hanno appositi cavilli per essere raggirate), sommato alla lentezza burocratica hanno fatto sì che ognuno possa farsi tranquillamente gli affari suoi. E rimanere impunito o quasi.

Ecco allora che si vieta tutto sulla carta ma inutilmente perchè i contolli sono assenti od inesistenti.

E tanto, anche se ti « beccano », prima che te la facciano pagare…sei già andato in prescrizione. Gente che anzichè marcire in galera, reitera all’infinito stupri, omicidi, rapine, spaccio, ecc…

Poi si lamentano se cresce la voglia della giustizia fai-da-te. In uno Stato dove propio lo Stato è carente, le sue leggi non sono applicabili e la certezza della pena è diventata una barzelletta da bar.

Ma tutto questo forse non è un caso, visto che proprio chi dovrebbe fare le leggi e farle applicare, sono i primi a dover nascondere qualcosa alla gente per bene, a chi dovrebbe prendere esempio.

Coraggio: adesso fra X-factor, Grande Fratello, Sanremo e le partite della domenica, dimenticheremo tutto.

Divina Provvidenza

Libera, finalmente libera.

Lontano da tutto e da tutti.

Lontano dai dottori che si sostituiscono alla volontà naturale ed a Dio (per chi ci crede, ndr), lontano dalla politica pietosa e opportunista, lontano dalla Chiesa senza misericordia e pietà nel perpetuare un’ulteriore violenza sul suo corpo e, forse, sulla sua anima (qualcuno dice: se Dio c’è, non dev’essere cattolico…), lontano dai media veri sciacalli, privi di qualsiasi Rispetto in nome dell’audience.

Io sono stato in coma per poco ed ho visto come mi aveva debellato in una sola settimana. Non oso immaginare in tutti questi anni. Non oso immaginare cos’era rimasto di questa ragazza.

Fai buon viaggio Eluana.

E buona notte Peppino Englaro, uomo coraggioso e giusto; tua Figlia adesso è libera anche grazie a te.

Baracca Day

Barack Obama

è il nuovo 44 esimo Presidente degli Stati Uniti.

Un giorno importante per tutto il pianeta. Il mondo è cambiato, ora tocca a noi… dice Lui.

Nel mentre, fa tenerezza il nostro Presidente della Repubblica che oltre ad essere totalmente inutile e costoso, potrebbe essere suo padre.

Domanda: perchè non vai in stazione, a vedere passare i treni ?

A loro l’Abbronzato, a noi le Baracche; ognuno ha quello che si merita.

Nuovi mestieri

Marco Travaglio è passato a Ventimiglia ieri sera.

Più di 500 persone erano presenti, di tutti i ceti ed età.

Un altro sparatutto, dirà qualcuno, alla Beppe Grillo… che ha fatto la sua fortuna a suon’ di querele e di fandonie.

Purtroppo però non sono altro che persone che riescono ad alzare i coperchi « scomodi » della nostra classe dirigente: cioè coloro che dovrebbe, non solo fare gli interessi della collettività perché pagati da questa ma in primis non rubare a chi gli ha dato una funzione, a chi gli ha dato un lavoro…

Ed invece questo non accade. Anzi, ogni giorno la Magistratura ordina l’arresto di questo o quel deputato.

Mentre chi è nella stanza dei bottoni fa di tutto per tutelarsi e difendersi contro qualsiasi accusa gli verrà rivolta in futuro (lodo Alfano, ndr). Ed intanto noi paghiamo tutti i giorni questo malcostume, questa assoluta mancanza di etica e di rispetto.

E purtroppo alle prossime elezioni, ce li ritroveremo tutti, pronti a batter’ ancora cassa. E chi le avrà combinate di tutti i colori, avrà avuto, nel frattempo, anche una promozione, un avanzamento della propria carriera, un arricchimento del proprio curriculum…

Ben venga allora chi riesce a scindere da questo groviglio ed intrecci, i buoni (pochi) ed i cattivi (tanti).

E se sparano su tutto quello che si muove, è perché tutto quello che si muove è da buttare !

E con l’anno nuovo, allora, abbiamo il coraggio di buttare il vecchio.

Testa di struzzo

Viviamo in una società corrotta.

Lo vediamo tutti i giorni ed a tutti i livelli: in televisione, sui giornali ma anche quando usciamo di casa. Basta aprire gli occhi. Basta volerli aprire…

Difficile dire cosa possiamo fare. Perché si può sempre fare qualcosa, a qualsiasi livello; anche al nostro. Per la nostra vita di tutti i giorni, che essa sia il condominio o che sia la nostra città, il nostro paese.

Voler vedere e voler far qualcosa è sinonimo di civiltà ed, in qualche maniera, di evoluzione per noi e per chi verrà dopo di noi. Purtroppo però questo ha solo senso se fatto ad armi pari: molte volte il piccolo cittadino si trova a dover lottare con qualcosa molto più grande di lui. Poteri forti; quantomeno forti per lui.

Davide contro Golia.

E allora ti ritrovi a difendere quel poco che hai o quel poco che hai saputo creare. Non si tratta di codardia ma più semplicemente di saper gestire un equilibrio, un compromesso per riuscire a guardarsi allo specchio ogni mattina, riuscendo a dire quello che c’è da dire o a fare quello che c’è da fare… senza mandare in malora quel poco che hai.

Giocare allo scoperto non è mai facile, sopratutto se non sei il più forte. E chi è onesto, non è mai il più forte. Forse rimane davvero la Sorpresa come unica arma di difesa. Sorpresa che quando arriva, chiude la partita. Almeno per un pò…

Un modo per non fare lo struzzo (ma neanche ritrovarsi in mutande – visti i tempi, ndr): per aver voluto solo aprire gli occhi.

La Messa è finita

E pensare che da piccolo facevo il chierichetto…

Sabato sera sono andato in chiesa, alla messa delle 18:30. Un classico per chi vuole celebrare ma non riesce la Domenica.

Beh, ho faticato non poco ad arrivare in fondo alla cerimonia. Ed ho capito che, nonostante io sia credente, a Messa ci vado solo per buone o cattive notizie. In gergo si dice che non sono praticante.

Ma d’altra parte non potrebbe essere altrimenti visto il trattamento ricevuto:

– 1°) Sin da quando nasci sei colpevole ! Ancora non si sa come ti chiamerai ma c’è già qualcuno che ce l’ha con te. Eppoi, continui ad essere, sia che tu frequenti, sia che tu non frequenti, un pidocchioso peccatore…per tutta la tua esistenza.

– 2°) Nessuna autocritica da parte del Clero (o chi per loro) sui motivi della continua perdita di fedeli attivi; anzi, a quei pochi che continuano ad andare viene riversata la colpa di questa diserzione di massa: « Pregate fratelli, perchè la Nostra Chiesa è in difficoltà… » Ma va ? Non vi siete chiesti come mai ?

– 3°) Questo Papa è francamente deludente: anzichè modernizzare o, quantomeno stare al passo con i tempi, ci riporta nel medioevo: no! categorico all’uso del preservativo e divieto di dare la comunione alle persone divorziate (per citare le ultime due prodezze). Bene, bravo, bis!

– 4°) Per non parlare dell’eutanasia, del testamento biologico e del vergognoso caso Welby.

Insomma ero andato per convincere mia figlia sull’utilità del catechismo e ne sono uscito maluccio e traballante…

Tutta colpa degli uomini ? Dio ci ha dimenticati ?

Comunque sia, andate in pace.

Video Clip: Francesco Guccini

A peso d’oro

Quanto valiamo nel mondo del lavoro ?

Purtroppo l’esperienza insegna che non contano né gli studi fatti, né la qualità del lavoro eseguita precedentemente.

Infatti, nel caso di un colloquio di lavoro per un’assunzione, l’unica cosa che conterà veramente sarà il nostro vecchio stipendio percepito. Questo e solo questo, rappresenterà il nostro sapere e quindi il nostro valore sul mercato.

Quindi, unico punto di partenza per un’eventuale trattativa, non sarà quello che sapevamo fare ma quanto qualcuno era disposto a pagarci per farcelo fare… che in ogni caso sarà sempre troppo.

E questa pesata vale per tutti: dipendenti, liberi professionisti, dirigenti, artisti (musicisti, pittori, scrittori, attori, …).

Ecco perché, in questo mondo fatto di apparenza ma anche di concretezza (soprattutto economica, ndr) conta sapersi vendere bene.

Giochiamo al rialzo, quindi; per calar le braghe… c’è sempre tempo !